NONNO PINCITTA E LA MACCHINA DEI MONDI

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La saga racconta le avventure di quattro giovani ragazzi, Maya, Patty, Manu e Raf che ingaggiati dallo scienziato Romildo Sbuccialagli, detto Nonno Pincitta per la sua particolare imprecazione Pisipincittanoni!” che lo caratterizza, si recheranno sui Mondi dell’Undicesima Dimensione con la fantastica Macchina da lui costruita, al fine di recuperare i sei oggetti Malefici che Bad Chandler, il Custode Supremo che vive sul Mondo Nero, ha intenzione di fondere insieme per creare l’Arma Assoluta che ne conterrà tutti i poteri e che gli permetterà di governare come sovrano indiscusso su tutti e sette i Regni e perfino sulla Terra. I giovani mandati in missione da Nonno Pincitta potrebbero essere i Quattro Angeli d’Oro di cui parla un’antica profezia al momento conservata da Morgana nel Mondo delle Fate. Essi sarebbero destinati a salvare i Mondi dalla malvagità assoluta riportando il bene su di essi e di conseguenza anche sulla Terra che trovandosi al centro è già stata contagiata. In questo primo libro intitolato “Il Regno di Oxen” su cui vivono i primitivi e violenti zratrach, i ragazzi dovranno portar via ad Ozren che ne è il Custode minore, il Martello di Attila che egli protegge nel tempio nel quale vive circondato dalle sue guardie Zatriche. I nostri eroi dovranno affrontare diverse avversità per avvicinarglisi e incontrare personaggi che non pensavano nemmeno potessero esistere allacciando con alcuni di essi forti e durevoli legami di amicizia, riusciranno a recuperare i sei Oggetti per rovesciare il potere di Bad Chandler riportando il bene sull’intero Universo?

(BOOK I)   – CHAPTER  8

IL CUSTODE DI OXEN

«Sietre qui, finalmentre.» li apostrofò facendoli rabbrividire

 «Ci avetre messo un bel pro’» li riprovò bonariamente togliendosi la cappa per appenderla a un piolo che sporgeva dal muro vicino al camino, mentre il cappellone sulla testa lo piazzò sulla poltrona perché gli facesse da cuscino. I ragazzi si strinsero l’un l’altro temendo che una delle sue manacce artigliate potesse sfiorarli.

«Ma pregro!» l’invitò quello con esagerata gentilezza

«Sentitevri a vostro agio! Io sono Ozren, Custodre di Oxen, ma questro lo avevatre capitro, mi sembra.» proseguì strofinandosi di nuovo le mani con la testa incassata nel collo per poi fissarli con finta aria paterna

«Ma prarliamo di voi.» disse rialzandosi di scatto per dirigersi verso il focolare, dove sollevò il retro della lunga tunica nera che lo rivestiva appizzando il posteriore per riscaldarlo meglio.

Faceva dei versi di inequivocabile piacere mentre continuava a contorcersi davanti al focherello.

Le ragazze si guardarono con disgusto, poi fissarono minacciosamente Raf, non erano certe che riuscisse a trattenere il riso a giudicare dalle smorfie che si alternavano sul suo volto.

Tuttavia Ozren non si rese conto dell’ilarità che stava provocando e riprese garbatamente posto alla scrivania.

«Ditremi, di grazia» continuò iniziandosi a grattare contro la poltrona come se avesse i pidocchi
«dovre avetre imparatro quel nome, i Quattro Angeli d’Oro, eeeh? Non che io credra a una sola prarola a riguardro, piuttostro, vistro che venitre dalla Trerra, prenso che lo abbiatre lettro su qualche libro. Non è crosì?»  

I ragazzi tacquero, sapevano di dover valutare attentamente cosa fosse conveniente dire e cosa tacere, d’altronde sembrava che Ozren avesse ancora qualcosa da aggiungere

«Qui ad Oxen non abbriamo moltri libri, sapetre? Vi staretre chiedendro crome fracciamo a cronoscere la profrezia. Il fattro è che noi Custodri Minori siamo statri sul vostro mondro driversi anni fra, vi abbriamo vissutro a lungro, nascostri nelle frogne del sottrosuolo, a strudiare e…  beh, a frare qualcros’altro che non v’interesserebbre. E’ in quegli anni che abbriamo imparatro la vostra lingua. Anche se ad onor del vrero l’unicra ad aver vistro la profrezia è statra Morgrana. Ma qualcrosa è trapelatro, grazie anche alle bigarle della Forestra incantatra che svrolazzano dappertuttro ficcandro il loro lungro beccro negli affrari degli altri per poi strillare ai quattro ventri quello che hanno uditro. Si, sono un tantrino ciarlieri quei pennutri.»

considerò con una certa stizza prima di allungare la lingua sottile, fulmineo come un camaleonte, per scostarsi uno dei suoi pochi capelli dalla guancia, mentre come biglie di un flipper impazzito gli occhi saltavano qua e là per controllare le espressioni sui volti che aveva davanti, al fine di comprendere quale fossero le loro vere intenzioni e se fossero a conoscenza dei segreti del Tempio.

I ragazzi si resero subito conto di ciò e finsero di cadere dalle nuvole

«I Quattro Angeli d’Oro dovrebbrero riportrare la bontrà sui Mondri, sapetre anche questro, immagino. Si crapisce, voi terrestri avetre il prallino della bontrà, della generositrà. Si, si, ricordro brene.» l’incalzò Ozren con voce maligna, poi si alzò per la seconda volta mettendosi a trafficare con la caraffa alle sue spalle.

Riempì un boccale del liquido contenuto in essa e lo ingurgitò con un risucchio

«E drunque… pensatre davvrero di essrere voi quegli Angeli?» domandò loro a bruciapelo esibendo di nuovo un volto tra i più dolci che potesse riprodurre, mentre con un gesto elegante della mano disegnava cerchi nell’aria con il bicchiere, in modo da far miscelare il liquido rimasto che mandò poi giù con un’altra serie di orribili grugniti.

Maura Lisci

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