La novella del sindacalista scalzo – capitolo 8°

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sciopero

Venne il giorno dell’incontro con le istituzioni cittadine.

Il sindaco e il suo staff avevano organizzato tutto nei minimi dettagli: avevano coinvolto la stampa, emesso un comunicato ufficiale, data ampia pubblicità all’evento.

L’assemblea operaia aveva intanto eletto un comitato ristretto, capeggiato dal nostro sindacalista, per recarsi al faccia a faccia.

La proposta di organizzare un confronto diretto era scaturita dalle autorità pubbliche, gli operai avevano accolto favorevolmente questo evento.

Erano convinti che fosse il principio di un cambiamento: finalmente ricevevano udienza, finalmente qualcuno che conta si era accorto delle loro rivendicazioni.

Il nostro sindacalista, dall’alto della sua esperienza, rimaneva guardingo, facendosi poche illusioni a riguardo.

Conosceva le dinamiche della politica e aveva notato l’impegno della giunta nel voler rendere nota a tutta la cittadinanza quel tipo di iniziativa.

La questione puzzava, ma non si poteva rinunciare ad un’occasione del genere.

Salirono lentamente l’ampio scalone che portava agli uffici e furono fatti accomodare, in attesa di essere ricevuti.

Dopo oltre un’ora di ritardo, non senza qualche malumore, furono finalmente convocati.

Entrarono in una grande sala, piuttosto spoglia ad esclusione delle pesanti tende che incorniciavano i finestroni alla loro sinistra. In fondo a quell’ampio spazio squadrato, un lungo tavolo posto orizzontalmente con cinque figure sedute, al centro il sindaco.

Si incamminarono.

Giunti al tavolo, le cinque figure si sollevarono e in un gesto coordinato allungarono la mano per presentarsi ai loro ospiti.

“Buongiorno”

“Salve”

“Piacere”

“Prego accomodatevi”

Si sprecarono i convenevoli di rito, poi il sindaco prese la parola.

Il nostro sindacalista sedeva esattamente di fronte a lui.

“Se oggi siamo qui è perché questa amministrazione ha a cuore i suoi cittadini, tutti e senza distinzione. In particolare, riteniamo importante che, in un momento di tensione sociale, la politica si assuma la responsabilità di intervenire e conciliare le posizioni in campo. Perché, credo, su questo possiamo tutti convenire: il muro contro muro non fa bene a nessuno, noi vogliamo trovare una soluzione condivisa. Siete d’accordo?”

“Certamente”

risposero quasi in coro i nostri operai.

“Bene, questo è lo spirito che mi aspettavo. Sono sicuro che su queste basi troveremo il terreno comune su cui costruire un’intesa, da sottoporre poi alla parte datoriale coinvolta”

“Mi permetta una domanda, sua eccellenza: cosa pensa di quanto è accaduto?”

intervenne il sindacalista.

“A cosa fate riferimento nello specifico?”

rispose un po’ sorpreso.

“In riferimento a quanto accaduto fino ad oggi, alla morte del compagno operaio, alle proteste che ne sono scaturite, all’atteggiamento autoritario espresso dalla dirigenza della miniera.”

“Non utilizzerei il termine autoritario, francamente. Si tratta, come normale che sia, del tipico gioco delle parti in un contesto di conflitto sociale. Non mi stupisco, dopo tanti anni di esperienza”

disse guardandosi intorno e cercando complicità nei propri collaboratori, che annuirono sorridendo.

“Lei pensa che il muro contro muro a cui si riferiva sia partito da noi? Dagli operai?”

“Bé, non mi pare che lo sciopero con conseguente sospensione della produzione sia opera della proprietà. O sbaglio?”

“Non sbaglia, certo. Ma lo sciopero è una forma legittima di protesta, funzionale ad attirare l’attenzione e ad aprire una discussione. Non è l’incipit di un muro contro muro, almeno non da questa parte. Il muro contro muro è stato generato dalla reazione autoritaria del padronato, spintasi fino a trovare un pretesto per licenziare uno degli scioperanti più convinti. Mi si permetta qui di ricordarlo con affetto, data la sua terribile recente scomparsa”

“Ha fatto bene a ricordarlo, la questione ha profondamente colpito e addolorato tutti noi”

disse il sindaco con un tono forzatamente melodrammatico.

“Detto questo”

proseguì

“il datore di lavoro ha fatto le sue valutazioni e quel soggetto si era già reso responsabile di alcuni episodi di indisciplina. Ma non torniamo su questo, poiché mi sembra irrispettoso parlare di chi non può più difendere le sue ragioni. Ora che lo sciopero è terminato e siete venuti a più miti consigli, state pur certi che questa giunta si adopererà per…”

“A più miti consigli?!”

esordì uno degli operai. Era seduto in fondo a sinistra, tutti si voltarono contemporaneamente nella sua direzione, colpiti da quell’intervento improvviso.

“A più miti consigli… ma certamente! Noi non avremmo mai interrotto lo sciopero, a maggior ragione dopo che un secondo nostro collega ha perso la vita, sempre per colpa delle scelte di quest’azienda! Siamo stati costretti dalle minacce e dalle ritorsioni! Nessuno di noi ha cominciato lo sciopero per perdere il lavoro, ma per poter lavorare in sicurezza e dignità!”

“Giusto!”

gridò il collega a fianco.

“Signori! Vi prego! Perdonate se mi sono espresso male…”

“Voi non vi siete espresso male, avete espresso il vostro reale pensiero! Avete organizzato questo incontro per farvi bello con la cittadinanza e sbeffeggiare noi operai, ma vi siete illuso. Non siamo così stupidi da farci prendere in giro. E non mi stupirei di scoprire che avete già contattato la direzione dell’azienda per concordare una linea comune. Ho già visto situazioni come questa: la politica ipocrita si fa bella con iniziative piuttosto teatrali, per poi stare sempre più spesso dalla parte di chi comanda”

“Adesso basta! Voi qui siete l’ultimo arrivato, non vi permetto di essere tanto arrogante! Non sapete nulla e se non fosse per questi signori che vi seguono sareste ancora in mezzo alla strada senza scarpe! Non sfidate la pazienza di quest’amministrazione che si è resa disponibile ad ascoltarvi. Chi credete di essere?!”

“Voi non siete qui per ascoltare, ma per fare sermoni. Non avete chiesto nulla sulle nostre motivazioni, sulle nostre rivendicazioni, da quanto tempo sussistono problemi che si sono palesati tutti con l’incidente che è accaduto. Ma nulla accade per caso, l’azienda ha scelto di sottovalutare gli aspetti legati alla sicurezza per mantenere alti i ritmi di produzione e scaricando tutto sui dipendenti. Questo provoca gli incidenti e le tragedie, le scelte sbagliate. Noi a queste scelte sbagliate non ci stiamo più, da oggi scegliamo per noi ciò che è giusto e ciò che no. Questo incontro, per quanto ci riguarda, è concluso. Presto avrete notizie delle nostre mobilitazioni future!”

 il sindacalista si alzò, gli altri operai lo imitarono.

Uscirono tutti insieme dalla stanza, senza voltarsi.

Il sindaco era furibondo.

Francesco Ciancimino

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