E se avessi anch’io qualcosa da raccontare?

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La scrittura creativa è una forma d’arte, come la pittura e la musica, basta solo farla uscire allo scoperto seguendo il proprio cuore.

Prendere in mano carta e penna e lasciare che le parole scorrano liberamente è un modo per dare libero sfogo alla mia fantasia, per accedere ad un mondo nuovo e inesplorato, nel quale io sono colei che plasmerà ogni singolo evento.

Capita, a volte, che questa sorta di controllo mi sfugga di mano.

Il mio estro, infatti, talvolta assume tratti che sorprendono persino me, svelando risvolti inaspettati.

Definirmi scrittrice è una parola grossa, l’arte della scrittura creativa è impegno, sacrificio e costanza: accettare i giudizi degli altri …  avere sempre qualcosa da dire e raccontare.

Per decenni ho scritto solo per me.

Scrivevo di me stessa in una sorta di diario personale.

Scrivevo brevi racconti o spunti per racconti futuri che nella mia mente sarebbero diventati bestseller.

Scrivevo e scrivo per il solo piacere di farlo.

Lo scoglio più grande che non si supera mai del tutto è quello di far leggere agli altri i propri scritti.

Pagine e pagine buttate giù alla rinfusa con una scrittura che mia madre definirebbe “da cani“, tanto era ed è l’urgenza di mettere su carta le mie idee.

Pagine che talvolta appaiono senza senso anche a me che ne sono l’autrice.

Come potevo pensare di far leggere le farneticazioni che mi uscivano in quei momenti?

Poi arrivò il giorno in cui decisi che era giunto il momento di aprire il mio cassetto, di far leggere i miei racconti.

Scelsi inizialmente un selezionatissimo gruppetto di lettori, fra i quali vi erano persone che non avrebbero mai osato darmi giudizi negativi, ma solo gratificazioni e magari, con discrezione, qualche suggerimento e correzione.

Superata questa prima difficoltà, sono passata allo step successivo.

Non mi bastava più l’approvazione delle persone care.

Sentivo di essere pronta ad ampliare il mio pubblico ed è così che è arrivata una nuova sfida: far leggere i miei racconti agli esperti del settore letterario.


Prima bisognava renderli presentabili ed è in questo frangente che ho scoperto l’editing.

Seguendo vari corsi di scrittura creativa mi sono resa conto che le lezioni impartite riguardavano soprattutto esercizi che per me risultavano noiosi e banali: come la creazione di brevi testi dal titolo e dalla tematica specifica.

Era un po’ come tornare a scuola: facevo e faccio tuttora i miei “compitini”, ma senza grandi slanci di entusiasmo.

Ma, fortunatamente, in uno di questi corsi online ho scoperto il termine editing.

Mi si è aperto un mondo.

Non mi sono diplomata al liceo, né ho conseguito una laurea.

La scuola non mi è mai piaciuta, non riuscivo a sottostare all’obbligo dello studio.

Sono un’autodidatta che concentra i propri studi su ciò che le interessa.

Devo ammettere che per comprendere appieno e correttamente come eseguire:

– la correzione delle bozze;

–  la realizzazione di personaggi realistici con annesse le loro emozioni e conseguenti reazioni;

– la descrizione di ambienti e paesaggi;

mi ha portato a studiare moltissimo e, ancora adesso, non ho smesso di approfondire le tematiche.

Sto imparando ancora tante cose.

All’improvviso i miei racconti hanno cambiato forma: da scomposte farneticazioni a testi con un inizio e una fine ben strutturata.

Presupponevo che, ora che avevo compreso come rendere i miei racconti presentabili, le mie ansie sui giudizi sarebbero passate, ma non è stato così.

Ho capito che i timori e le preoccupazioni non passeranno mai.

Quindi, ho ripreso in mano il primo racconto che ho scritto circa 15 anni fa: una decina di pagine A4 buttate giù in fretta in una sera d’inverno durante le vacanze natalizie.

Ne ho tratto una novella, le iniziali 10 pagine sono diventate 50.


Dopo sei lunghi mesi di scrittura, studio di personaggi e ambientazione, correzioni e revisioni infinite, ricordando a me stessa di non essere una scrittrice professionista, ho preso la decisione di sottoporre il mio manoscritto al giudizio di un esperto.

Ma, un altro interrogativo interferiva con i miei piani: dove trovare una persona esperta e imparziale?

L’interesse per la scrittura e l’entusiasmo per la conclusione della mia prima opera letteraria mi hanno portata a intraprendere la strada del concorso letterario.

Dopo un’attenta selezione, ho scelto quello a cui partecipare e ho inoltrato il plico!

Sono in attesa dell’esito.

Il concorso non si è ancora concluso, ma sono cerca del fatto che qualsiasi sia il giudizio, il percorso che mi ha portata su questa strada mi ha resa consapevole e più sicura di me stessa.

Ora, posso solo attendere e continuare a studiare per migliorare la mia scrittura, perché anch’io ho qualcosa da raccontare.

Luana Cechet

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